Pulizia ed amore - Caproespiatorio

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Pulizia ed amore

Chi sono

Frequentai per circa un anno, l'associazione damanhur firenze, poi mi decisi e scelsi di fare un periodo di prova nella comunità damanhur in valchiusella, vitto e alloggio in cambio lavoro. A quel tempo avevo lasciato il mio lavoro e vivevo con impieghi secondari ero così distratto da quella idea di comunità, che stavo pian piano abbandonando la mia vita ordinaria e mi preparavo ad affrontare quella che per me era una vita straordinaria. Nel periodo di prova, i dirigenti della comunità pensano che una persona possa farsi una idea sufficiente dello svolgimento della vita nella comunità, ma non è così. In quel periodo sei anestetizzato dall'entusiasmo e dalle novità che ogni giorno ti incuriosiscono, gli stessi adepti si sforzano di metterti a tuo agio, poi terminato il periodo di entusiasmo, la realtà si ripresenta nuda e cruda.
Anzi peggio, perché la realtà che si presenta è banale forse più di quella che hai lasciato, comprendi che gli ideali sui quali hai giurato, non solo non esistono, ma sono stati proprio dimenticati per far spazio ai bisogni personali.

Cioè la costante lotta per il proprio riconoscimento, per l'impiego di prestigio, per gli spazi e le abitazioni migliori, per la donna più bella. Insomma è proprio il caso di dirlo, "l'abito non fa il monaco".
Sì, gli ideali uscivano dalle bocche di tutti, e come l'aria evanescente, lasciava solo lo spazio ad azioni poco ortodosse, maldestre, il fare era la parola d'ordine, non importa come, il fine giustifica i mezzi. E se come me,  certe azioni non le condividi perché palesemente contro la morale e i diritti umani, allora sei visto con diffidenza. Inizia il tuo percorso di indesiderato, per mostrare fedeltà alla causa devi accettare tutto senza giudizio. "Forse mi sono sbagliato" penso sia la risposta intima che molte persone fuoriuscite da quella setta si siano poste, come anche molte altre rimaste ancora al suo interno per convenienza. Lo affermo con certezza dato che ad una certa età dopo che hai investito tutto quello che possedevi, e ti sei creato una famiglia, cominci a pensare anche a te stesso/a comprendi di trovarti in una realtà senza ritorno. Sono convinto che se le istituzioni per arginare questo problema sociale, offrissero dignitose soluzioni alternative di vita, gli adepti nelle varie sette, rimarrebbero in pochi, solo quelli che hanno un interesse più ampio, quelli cioè che le hanno fondate. Quindi qual'è l'elemento scatenante che può portare a fare una scelta radicale di vita? Per me fu la novità, interruppi un ciclo di abitudini, e risultò terapeutico, almeno fino quando le nuove, non presero il posto di quelle vecchie. Durante il periodo di ospitalità mi furono affidati diversi incarichi, piuttosto semplici, come la pulizia delle zone esterne all'abitato, la pulizia dei giardini. La comunità era sommersa nel disordine e la sporcizia faceva capolino ovunque, anche nei luoghi detti sacri. Tutti correvano per fare qualcosa, non si sa bene cosa, si discuteva molto per trovare soluzioni, troppo per metterle in atto. Sempre indaffarati impegnati tra corsi , preghiere, rituali poco tempo per le relazioni anche interpersonali, all'epoca l'ideale comune era che non c'era tempo per le questioni umane si doveva costruire le fondamenta per una nuova società. Curiosa contraddizione, non avere tempo per il prossimo per poi poterlo accogliere quando il mondo è migliorato. Mi ha sempre suonato come quelle persone che ti obbligano a mettere le pattine in casa e poi ti dicono di fare come se fossi a casa tua.
Ricordo che la pulizia era divenuta una idea ossessiva, scoprii che gli anziani della comunità avevano ricevuto dal maestro spirituale la regola di meditazione che imponeva l'ordine e la pulizia. Insomma tra le tante battaglie per il risveglio dell'uomo la pulizia era il tema dominante. Due grandi schieramenti si contrapponevano nella comunità gli ordinati e i disordinati.
Debbo confessarlo, sono sempre stato piuttosto pignolo nello svolgere i miei incarichi, qualunque essi fossero. Percui, specie nella pulizia penso di aver dato un buon contributo, la pulizia e l'ordine nella comunità non sono mai stati conquistati come elemento di cultura, anche igienista. Io ho lasciato definitivamente la comunità nel luglio 2011 e dalle foto del mio blog si evince che l'ordine e la pulizia sono ben lontani dall'esserlo. Sicuramente gli spazi angusti dei caseggiati dove venivano stipate anche una ventina di persone, non giocava certo a favore. Diciamo che l'idea di ordine e pulizia era del tutto personale, spesso motivo di litigi tra le persone che vivevano sotto lo stesso tetto. In questa comunità ogni giorno c'è un turno di almeno quattro ore per la cucina ed il rassetto della casa per ogni persona, consiste nella pulizia e riordino dei luoghi comuni come la cucina, i bagni, la sala comune eventuali corridoi o scale. Proprio a causa della personale idea di pulizia c'era chi doveva pulire anche per coloro che di pulire proprio non ne avevano voglia.
Ho visto cose che farebbero rabbrividire chiunque, cibo raccolto dalla pattumiera e rimesso in frigo, frutta e verdura lasciati all'aperto incustoditi, verdure mangiate dai topi e poi cucinate, frigoriferi usati come stiva in cui si infila dentro intere cassette di legno con la frutta, persone che starnutiscono a tavola sui cibi senza pararsi la bocca, chi tossisce sulle portate, chi cucina senza lavarsi le mani dopo aver portato la nettezza al bidone, chi si gratta ovunque e poi cucina. Il grembiule da cucina? Un elemento alieno, chi aveva attitudini per i lavori di forza, era esentato dalle pulizie, quindi finito il suo incarico che fosse di muratura o di boscaiolo entrava in cucina tal quale e con disinvoltura si dedicava alla cucina. In fondo quale miglior modo per condividere la propria vita se non quello di mescolare i propri liquidi a quelli dei fratelli, più intimità di così.
Un giorno di dicembre che non ricordo, spalavo l'ennesima nevicata, nel viale che porta agli edifici più alti della comunità damjl in località Pramarzo ero ben protetto dal mio abbigliamento invernale e non percepivo il freddo pungente, ero assorto nei miei pensieri, quando mi trovo di fronte Oberto, che con una strana frase quasi sarcastica mi dice "Fa caldo eeh!" forse notando il sudore della mia fronte fuori luogo in quella giornata gelida, poi frettoloso continua a salire su per tutto il viale e un minuto dopo appare nel Tempio Aperto, dove una schiera di iniziati in tenuta rituale e ben schierati, probabilmente stavano officiando un rito. L'improvvisa presenza di Oberto al Tempio durò qualche secondo il tempo di sussurrare qualcosa a coloro che sembravano i responsabili, per poi di nuovo affrettarsi e sparire lungo il canale della nascita. Improvvisamente tutti gli iniziati si riunirono al centro e dopo poco il gruppo di divise, spogliandosi delle loro vesti. Al tempo non riuscii a capire bene cosa fosse accaduto, poi negli anni quegli eventi si riproposero frequentemente, appartenevano ai moti di indignazione che Oberto, fondatore e maestro usava per ricondurre ai suoi desideri l'attenzione degli adepti. Continua


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